venerdì 27 febbraio 2015

Umberto Saba

IL RATTO DI GANIMEDE

Era un giorno fra i giorni. Era sereno
l’Ida; le capre brucavano in pace,
date in guardia a pastore adolescente.
Solo il cane qua e là vagava inquieto.

Sul volto del fanciullo ombre passavano.
Forse troppo severo il re suo padre.
Forse anelava ai compagni
                                                  – sull’Ida  
erano molti della stessa età,

che tutti delle stesse gare amanti,
per il bacio di un serto, violenti
si abbracciavano a un coro d’alte grida. –
Bianche in cielo correvano le nubi.

Sempre il cane su e giù fiutava all’erta,
ed il gregge più unito in sé stringevasi.
Ai presagi insensibile, il pastore,
oblioso al suo compito, sognava.


Fulminava dal cielo aquila fosca.
Si sbandavano greggi, si sgolava
il cane.
              Già dell’azzurro il fanciullo
bagnava un’ultima volta la terra.


Da  Parole – Ultime cose – Mediterranee – Uccelli – Quasi un racconto, Oscar Mondadori, 1966 


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